Nessuno farebbe un bagno su una costa invasa dalla posidonia.
Un’erba importantissima per l’equilibrio dei fondali sottocosta ma che perde le foglie alla stessa maniera delle piante di superficie. Questa sua caratteristica ha fatto emergere un nuovo problema per gli stabilimenti balneari.
La soluzione proposta ha consentito di recuperare dall’esperienza passata una buona pratica agronomica: usarla come fertilizzante. E’ da questo che ha preso le mosse il progetto Prime finanziato dall’Unione Europea nell’ambito della progettazione Life e che ha visto coinvolti cinque partner, Ispa CNR, Eco-logica, Tecoma, Aseco, con il comune di Mola di Bari in qualità di coordinatore beneficiario.
Circa un milione di euro, finanziato al 50% dall’Unione Europea, destinato a progettare e realizzare il miglior riuso possibile degli enormi ammassi che creano problemi agli stabilimenti balneari ed ai comuni turistici non solo della Puglia ma di almeno altre 4 regioni italiane tra cui Sicilia, Sardegna, Calabria e Toscana.
L’ultima fase di questa sperimentazione che va avanti da due anni è l’avvio di un corso di formazione sulla gestione della posidonia spiaggiata e sui processi di recupero e riutilizzo in agricoltura. Il corso partirà il 22 Aprile e sarà strutturato in 15 eventi, tra cui lezioni in aula, lezioni on line, visite guidate e sperimentazioni in campo, e terminerà il 14 giugno con il convegno di conclusione.
La frequenza darà a una pluralità di soggetti interessati la qualifica di “tecnico per la gestione sostenibile della posidonia spiaggiata” con l’iscrizione in un elenco apposito.








