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Gestione delle biomasse

Per far fronte alla necessità di indicazioni precise manifestata dalle autorità costiere sulle possibilità gestionali degli accumuli di biomasse spiaggiate, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emesso la Circolare n. 8123/2006 (DPN/VD/2006/08123), “Gestione della posidonia spiaggiata”. La Circolare evidenzia l’opportunità di lasciare in loco gli accumuli di biomasse spiaggiate riconoscendone il ruolo ecologico-ambientale. Al tempo stesso, rileva la possibile conflittualità fra questa forma di gestione e l’utilizzo delle spiagge a scopo turistico, evidenziando alcune possibili alternative, tra cui il conferimento in discarica., Pur mantenendo le modalità di azione proposte dalla Circolare, il progetto P.R.I.M.E. ha, però, individuato alcune soluzioni e procedure alternative da adottare ai fini della corretta gestione delle biomasse vegetali spiaggiate, di seguito riportate:

Mantenimento in loco delle banquettes: soluzione migliore dal punto di vista ecologico in quanto le banquettes svolgono un’azione protettiva contro l’erosione costiera, sono una riserva trofica e una fonte di carbonio e nutrienti, costituiscono l’habitat naturale per molti organismi, favoriscono la formazione delle dune embrionali. Da attuare quando non entra in conflitto con le esigenze di fruizione e di balneazione delle spiagge o in siti costieri dove il fenomeno erosivo sia particolarmente accentuato; soluzione auspicabile nelle aree marine protette e nelle zone A e B dei Parchi Nazionali.

Rimozione dei residui spiaggiati: i residui spiaggiati devono essere rimossi quando per esigenze turistico – balneari,  per incompatibilità con i normali utilizzi del tratto di costa o per l’insorgenza di problemi di carattere igienico-sanitario, non è possibile mantenere il loco le banquettes. Preliminarmente alla rimozione delle biomasse da qualsiasi tipo di litorale, sabbioso o roccioso, o area portuale, si dovrà procedere all’asportazione dei rifiuti di origine antropica presenti. La pratica della rimozione del materiale organico dalle coste deve essere condotta in modo tale da limitare i danni al fragile ecosistema costiero e deve essere eseguita con attrezzi manuali come rastrelli o pale, o con mezzi meccanici leggeri. La rimozione non deve in alcun modo arrecare alterazione dell’assetto geomorfologico dell’arenile nè arrecare danni alla vegetazione presente. Infine, tutte le operazioni di allontanamento del materiale spiaggiato devono essere effettuate in modo da evitare la contemporanea asportazione di sabbia o ciottoli, in modo da preservare l’integrità dei litorali.

Spostamento degli accumuli: la biomassa può essere stoccata a terra all’asciutto, trasportata in zone appartate della stessa spiaggia dove si è accumulata (spostamento in situ), spostata su spiagge poco accessibili o non frequentate da bagnanti o su spiagge particolarmente esposte all’erosione (spostamento ex situ); tale spostamento può anche essere stagionale.

Impiego agronomico delle biomasse spiaggiate: una forma alternativa di trattamento è stata individuata nell’impiego agronomico delle biomasse spiaggiate dopo averle sottoposte a compostaggio. Tale trattamento può essere suddiviso in 3 fasi successive: 1) miscelazione materiali; 2) biossidazione; 3) maturazione. Dopo la rimozione dalle impurità presenti (vagliatura) e la raffinazione finale, il compost può essere utilizzato in agricoltura come ammendante nei suoli o/e come substrato di coltivazione nell’ortoflorovivaismo, previo accertamento della conformità ai requisiti imposti dal D.Lgs. n. 75/2010 “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell’articolo 13 della legge 7 luglio 2009 n.88″ la quale ammette l’utilizzo di piante marine e alghe per la produzione di compost, nella misura massima del 20 % in peso, previa separazione della frazione organica dalla eventuale presenza di sabbia.

Rimozione permanente e trasferimento in discarica delle biomasse spiaggiate: il trasferimento in discarica è tra le modalità di gestione delle biomasse spiaggiate con maggiori costi, sia in termini economici che ecologici, pertanto deve essere realizzato solo quando nessun’altra delle soluzioni per la gestione delle biomasse spiaggiate precedentemente descritte è attuabile.

 
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